Corsi Gordon


Si parla molto di empowerment la cui traduzione dice “un processo di crescita, sia dell’individuo sia del gruppo, basato sull’incremento della stima di sé, dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione per far emergere risorse latenti e portare l’individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale”.
Quante finestre si aprono appena orientiamo lo sguardo verso il nostro centro ed emergono queste tre parole:
- stima di sé
- autoefficacia
- autodeterminazione
Ognuna meriterebbe un approfondimento ma tutte riportano all’idea del Potere Personale di cui Carl Rogers ampiamente parla nel suo libro “Poter personale – la forza interiore e il suo effetto rivoluzionario”.
Ossia attivazione delle proprie risorse, sapersi orientare verso il meglio di sé.
Io provo una forte emozione quando leggo il sottotitolo “forza interiore-potere rivoluzionario”.
Mi arriva una grande energia e sento risuonare non solo la mia esperienza di crescita personale ma quello che ordinariamente vivo nello svolgimento del mio lavoro nelle relazioni di aiuto.
Ogni qualvolta la persona comprende il senso della sua “crisi” e del valore del proprio sé autentico, si attiva la direzione verso la scoperta del proprio centro vitale.
Nel libro Rogers riporta vari esempi della sua vita professionale da cui poter osservare questo straordinario movimento che la persona compie, come ogni organismo vivente, per orientarsi, “tendere” all’attuazione di sé ed è questo movimento che porta ad affermare la premessa più importante della filosofia umanistica:
“L’uomo è un organismo fondamentalmente degno di fiducia” che equivale a riconoscere che c’è una infinita sorgente di saggezza al nostro interno.
Questa affermazione necessita che ognuno la sperimenti per se stesso, ossia deve impararlo piano piano da sé per convincersi della sua solidità.
Rogers dice: “l’individuo ha in sé ampie possibilità di comprendere se stesso, di modificare il proprio concetto di sé e i propri atteggiamenti e di acquisire un comportamento autodiretto”, e tutto ciò può avvenire ogni qualvolta la persona è aiutata a orientare il faro dall’esterno verso il “dentro” di sé.
Arriva dunque un momento nella vita in cui sentiamo per noi necessario andare ad attingere a quella fonte.
Ed è proprio sulla tendenza dell’organismo umano a progredire che si basa ogni percorso di crescita personale, di aiuto terapeutico o di counselling.
Ogni qual volta il cliente comprende con chiarezza gli elementi della sua situazione, riesce a prendere la direzione verso la sua crescita e l’investimento nel valore di sè,
E’ un’illusione pensare che questo processo avvenga facilmente poiché realmente
“l’organismo tende a migliorare e a crescere con fatica e sofferenza” (Rogers “terapia centrata sul cliente), ma ciò non è sufficiente ad arrestare il cammino una volta intrapreso.
Utile a tale proposito è la metafora del bambino che impara a camminare, egli è spinto naturalmente verso l’apprendimento di questa abilità, e si approccia con continua curiosità attraverso tentativi e cadute. Le cadute continue gli procurano dolore, e questo può portare il bambino per un po’ a rinunciare…. Ma la spinta ormai avviata verso la possibilità di “camminare autonomamente” e la curiosità delle nuove scoperte, lo spingerà a riprovarci e a riuscirci, e sentirà un’ immensa felicità e soddisfazione!
Ma come si arriva a contattare la parte più vera di sé, come si fa ad aprirsi alla propria tendenza attualizzante?
Sappiamo che lo sviluppo del sé autentico può essere ostacolato dai condizionamenti esterni, derivanti dall’ambiente familiare, sociale e culturale in cui si è cresciuti e che possono aver allontanato la persona dalla propria “intima verità”, o quello che alcuni autori definiscono il proprio “progetto di vita”.

Convinzioni rigide che sono state adottate come proprie verità interne e che diventano nel tempo un pilota automatico del nostro agire, impediscono di essere in ascolto e contatto con la propria dimensione interna.
Questo a volte si traduce in un senso di insoddisfazione o “estraneità”, quando abbiamo la sensazione di non vivere la vita che sentiamo possa appartenerci pienamente, come se indossassimo un abito un po’ troppo stretto o troppo largo…
Quando arriva questa sensazione si è già attivato in noi una domanda, una feritoia che apre la rigida corazza…
Da qui può iniziare un paziente lavoro di pulizia, di “smontaggio” di rigidi ingranaggi che impediscono alla macchina di correre secondo la sua potenzialità di fabbrica.
Ed una volta intrapreso il cammino…ogni giro di boa è una conquista verso la meta del ricongiungimento con noi stessi, verso una sensazione di pienezza di sé.