Convegno “Dalla morale all’etica” presso la Fiera del Levante di Bari

– Associazione Valeria Lepore –

Il tema di questo convegno “ dalla morale all’etica” è molto ampio e complesso all’interno del quale, riallacciandomi al tragico evento da cui tutto questo nasce, vi parlerò  della relazione di aiuto  nella sua funzione di àncora di salvataggio:

”Fermarsi per lasciar calmare la tempesta e ritrovare la rotta”

Il tragico evento e’ la morte di Valeria Lepore, 27 anni, agente di polizia penitenziaria, entrata in ospedale per una colica renale, codice verde.

Qualcosa dunque non ha funzionato, ma ad oggi e nonostante la testa di ariete imbracciata dal papà di Valeria, non si è aperta nessuna porta, non si è avuta nessuna risposta alle tante domande.

Quando ho ascoltato la dolorosa e paradossale storia, mi sono chiesta:

“quanta frustrazione, impotenza, ingiustizia, rabbia, angoscia, vive un genitore che non ha risposte alla incomprensibile morte di una figlia?”

Di per sé la morte di una giovane ragazza, nel pieno della vita,  è ingiusta  e profondamente lesiva, ma ancor  più dolorosa è l’impossibilità di comprendere “perché “ ciò sia  accaduto. Gli interrogativi senza risposte, nella mente di un genitore, diventano “nutrimento di veleno quotidiano”,  non danno tregua, sequestrano la loro vita.

”Si sopravvive, non si vive”, questo il vissuto espresso, aggravato dal senso di impotenza nel  sentirsi negata  la possibilità di ottenere una risposta processuale.

Il mio intervento riguarda dunque, l’area dei  vissuti inascoltati di chi vive dentro questo tunnel,  percepito spesso senza uscita.

la vera sfida è  poter trovare una uscita di sicurezza da cui riattivare risorse interne.

Il primo strumento è “l’ascolto che cura”  declinato attraverso il counseling da intendere proprio come

“pronto soccorso emozionale”

La stessa sua storia  ne chiarisce la funzione: nasce nei primi anni del 900, negli Stati Uniti  ad opera di Carl Rogers, psicologo clinico di orientamento umanistico esistenziale, ed utilizzato dopo la seconda guerra mondiale per aiutare i reduci di guerra al reinserimento sociale/ lavorativo (erano necessari interventi di recupero brevi). Dagli anni Cinquanta  il counseling comincia a diffondersi in Europa, a partire dalla Gran Bretagna, sia all’interno dei servizi di orientamento pedagogico sia come supporto per i servizi sociali e nel volontariato.

E’ chiara dunque la sua natura di:

  • Strumento di supporto in situazioni problematiche, specifiche e contingenti, quale occasione di sviluppo dell’empowerment personale (potere personale di riprendere in mano la propria vita)
  • Non cura psicopatologie, operando pertanto in rete con altre professionalità a quest’ultimo aspetto dedicate (psicoterapeuti e psichiatri).

La partenza filosofica è umanistico – esistenziale e promuove la convinzione che in ognuno è presente una forza vitale positiva in grado di portare la persona alla piena realizzazione del proprio potenziale aiutando a trovare in le  risposte al proprio disagio e ai propri bisogni profondi.

Diventa dunque possibile in quest’ottica trasformare un evento tragico in una opportunità.

Quale opportunità?  Quella di attivare risorse che si traducano in atteggiamenti proattivi.

A tale proposito condivido con voi un racconto:

“Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso maestro.

Non ce la faccio più! Questa vita mi è insopportabile-.

Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo: – Queste sono le tue sofferenze–  Tutta l’acqua del bicchiere si era  intorbidita e insudiciata.

 Il maestro la buttò via e prese un’altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all’uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare.

La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase esattamente come prima.

Vedi? spiegò il maestroogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d’acqua o il mare

Troppi cuori piccoli, troppi animi esitanti, troppe menti ristrette e braccia rattrappite.

Una delle mancanze più serie del nostro tempo è il coraggio, il vero coraggio che di fronte ad ogni problema ci fa dire: “Da qualche parte certamente c’è una soluzione e io la troverò”  (“la scelta “di B. Ferrero).

Per me quest’ultimo pensiero apre ad azioni che possano creare “un senso” a situazioni che sembrano non averlo.

Un’ultima riflessione la vorrei stimolare rispetto al campo della formazione:

  • La possibilità di investire nella “ formazione della Persona”, oltre il ruolo professionale, per recuperare la dimensione valoriale” della relazione interpersonale.

Cosa intendo dire?

  • Noi tutti, svolgendo il nostro lavoro, entriamo in relazione con i destinatari del nostro operare e spesso dimentichiamo di avere di fronte “persone”, li vediamo nel ruolo che assumono in quel momento, paziente, cliente, alunno…
  • Formarsi sulle competenze relazionali, secondo il modello umanistico di Carl Rogers, significa imparare a recuperare il linguaggio del rispetto reciproco, che parte da ritrovarsi nella dimensione di persone.

A questo proposito vi riporto, da una mia esperienza di tutoraggio in un progetto di counseling sanitario, a cura della scuola IMR, Italian Medical Reserch, lo studio derivante da progetto pilota attuato in alcuni  ospedali della Gran Bretagna.

E’ stato introdotto in alcuni ospedali il modello PFCC: “Patient And Family Centered Care” ( la cura centrata sul paziente e la famiglia).

– l’attenzione si sposta dal modello bio-medico, centrato sulla patologia come oggetto di intervento della competenza del medico, ad un modello centrato sulla persona che ha la patologia.

Lo schema è:

  • Malattia – Diagnosi – Terapia
  • Malattia – Diagnosi – Agenda del paziente e della Famiglia – Terapia

Cosa cambia?

“L’ASSISTENZA E’ ALLA PERSONA E NON AD UNA PATOLOGIA

Un modello di protocollo sanitario affiancato da un protocollo relazionale lavora sul coinvolgimento attivo del paziente e della famiglia i cui effetti sono stati:

  • CRESCITA DELL’EFFICACIA DELL’INTERVENTO MEDICO
  • RIDUZIONE DEGLI ERRORI E DELLE DENUNCE PER MALPRACTICE
  • CRESCITA DELLA SODDISFAZIONE PER IL MEDICO E PER IL PAZIENTE (clima di alleanza terapeutica )
  • RIDUZIONE DEI COSTI

Uno degli aspetti principali di questa formazione è proprio l’empatia e l’apprendimento dell’ascolto empatico o attivo, finalizzato a comprendere i vissuti di difficoltà e di disagio che può vivere un paziente che entra in ospedale.

Il mio auspicio è che si arrivi a comprendere profondamente l’importanza di questi strumenti di formazione da intendere come vero e proprio investimento affinché non si rimanga prigionieri del proprio ruolo professionale.

Il ruolo può diventare una gabbia, diventa dimensione asfittica della persona che fa perdere  la dimensione valoriale, la quale attiene all’etica professionale.

Recuperare la persona al di là del ruolo è dunque possibile!

 

 

 

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